CHI SIAMO

Unione Tradizionalista Italiana (U.T.I.) è un movimento ideologico e culturale, che si rifà ai valori tradizionali che hanno reso grandi le nazioni ed eccellenze il frutto delle loro società in ambito umano, artistico, culturale, economico e di sviluppo industriale.

Siamo un collettivo di pensatori indipendenti, che non si identificano nel paradigma Destra/Sinistra/Centro, che riteniamo un sistema non solo superato ed inadatto alla complessità sociale odierna, ma anche sedizioso nei confronti della popolazione, in quanto va ad etichettare a forza e con malizia chiunque, affibbiando in blocco un insieme di princìpi anche ad individui nel complesso profondamente diversi per visione ed intenzioni generali. Questa modalità non fa che rendere insanabile e pernicioso lo scontro tra le parti politiche, anche perché senza premesse di sorta, lo scontro è (e resta) a 360°, visto che tale sistema, strategicamente, non prevede di mettere fuori dal calderone della discussione, tutte quelle tematiche che dovrebbero essere riconosciute come prioritarie ed imprescindibili da tutti per la loro ovvietà, e di certo ciò non ha subìto cambiamenti nel tempo perché non vi è alcuna volontà politica di cambiare un sistema di potere che con le proprie funzioni ufficiali ha oramai ben poco a che vedere, ma esiste e persiste inossidabile ad operare per conto di realtà che sono palesemente estranee all’interesse pubblico.

Il lavoro, l’istruzione, la sanità pubblica ed il ritorno ad uno Stato che batte la propria moneta per finanziare sé stesso, quindi le istituzioni, le imprese pubbliche e di riflesso quelle private, che poi tutte insieme garantiscono l’impiego alla popolazione, non possono non essere priorità per qualsiasi movimento politico, che sia sincero nel volere il bene del Paese.

Non possiamo dimenticare i valori e le strategie che hanno reso prosperose le nazioni occidentali in tutta la loro storia, che ovviamente, hanno sempre orientato ogni politica alla salvaguardia dell’interesse nazionale in primo luogo e non a caso, nel momento in cui si è abbandonata tale visione e strategia politica, è iniziato il declino morale, intellettuale, economico ed istituzionale, al culmine del quale ci siamo ritrovati con Governi tecnici e Presidenti del Consiglio non eletti per volontà popolare, a fare esplicitamente gli interessi di intelligenze straniere e private. Perché quando si perde la coerenza nei comportamenti, anche la ragione perde aderenza con la realtà che la circonda.

Liberiamoci di questa zavorra, voltando pagina, ma con un ritorno alle strategie politiche nazionali che abbiano una coerenza logica in termini di politica interna, valorizzando il tessuto economico, industriale e commerciale italiano e non mortificandolo con la scusa che sia per un supposto “bene superiore” di un’Europa mai voluta da alcun popolo, il cui “bene” di cui i suoi esponenti blaterano, non ha mai coinciso con il bene di alcuno dei paesi membri inteso come cittadinanza; Nazioni che dall’ingresso nell’Euro non hanno fatto altro che scendere una ripida china, che non si potrà mai risalire senza una categorica e totale inversione di rotta, che frantumi la gabbia imbastita dallo schema attuale, per intraprendere la direzione opposta ai governi tecnici contemporanei, che esprimono solo la volontà dei grandi interessi finanziari privati, che per definizione, non possono che essere in competizione con quelli pubblici, essendo tali potentati, maggiormente influenti, finanziariamente, di ogni nazione esistente e pertanto capaci di ricattare ogni Paese, fino a quando non ne ridimensioneremo i poteri, nella misura in cui maggiormente converrà al cittadino e solamente in tale misura.

Ricordiamo che è il benessere diffuso l’interesse pubblico, perché solo in una condizione di benessere economico si possono sviluppare ambiti come l’istruzione, che è il fondamento per coltivare le nuove risorse generazionali; un popolo che soffre economicamente, non può dedicarsi alla cultura, all’arte né a nessuna attività formativa a lungo termine o che richieda risorse in misura considerevole. In questo modo, attraverso la scuola pubblica, non verranno più formate le classi dirigenti, ma solo operai specializzati, realizzando il sogno delle attuali classi dirigenti che vogliono azzerare le competizioni dal basso e privatizzare tutti quei licei che portano ad indirizzi universitari che formano le classi dirigenti appunto e mettendo così un definitivo filtro, affinché solo i loro figli e i figli di chi sia profondamente inserito nella loro catena di comando, possa accedere a tale formazione.

Il nostro emblema è un fulmine che rappresenta simbolicamente l’immensità incommensurabile della forza, dirompente ed inarrestabile quanto la forza della natura che rappresenta, che insieme possiamo esercitare in qualsiasi momento avendone consapevolezza unitaria, dal momento che la possibilità di cambiare le cose sta unicamente nella volontà congiunta del popolo, volontà che deve dunque nascere sulle basi di una autentica consapevolezza della propria dimensione individuale e collettiva, per avere le adeguate fondamenta, dal momento che il potere è di fatto già nelle nostre mani, a patto che ce ne rendiamo conto e ad indicare il “fulmine”, il motto “In Hoc Signo Vinces”, che ritroviamo in diverse tradizioni cavalleresche, scelto a tale ragione per integrare il nostro emblema.